![]()
giovedì 4 maggio 2000
Giordano Bruno
dopo il rogo ecco la guerra
La casa editrice francese
Belles Lettres accusa la Mondadori
di "pirateria legale" praticata su un libro del filosofo
Per Alain Segonds direttore generale di Belles Lettres, nonché illustre studioso dell'Umanesimo e del Rinascimento quello della Mondadori "è un atteggiamento scandaloso e sconveniente, anche se giuridicamente inattaccabile, perché non esiste il copyright sull'edizione critica di un testo del XVI secolo, solo le note e gli apparati critici sono protetti". Lo studioso che, insieme a Ordine e Hersant, ha avviato nel 1993 l'edizione delle opere bruniane, di cui finora sono usciti sette volumi comprendenti tutti i testi italiani, racconta così l'incresciosa situazione: "Alla fine di dicembre Aquilecchia ha ricevuto una lettera da Segrate che gli annunciava a cose fatte l'imminente Meridiano dedicato a Bruno. Gli veniva proposto di firmare la paternità del testo ma senza alcun compenso né la possibilità di rivederlo. Aquilecchia evidentemente ha risposto negativamente, dicendo che non aveva l'abitudine di firmare un'edizione che non aveva fatto. Noi come casa editrice abbiamo diffidato la Mondadori di utilizzare il testo critico di Aquilecchia da noi pubblicato. Un testo, frutto di una vita di studio e lavoro sui testi bruniani, che è significativamente diverso dalle edizioni finora in circolazione, e quindi perfettamente riconoscibile".
Alla casa editrice francese, che vanta una lunga tradizione nel campo dei classici, hanno analizzato riga per riga il Meridiano consacrato a Bruno, giungendo alla conclusione che il testo utilizzato sarebbe proprio il loro: "Per evitare noie legali Ciliberto ha solo scritto di aver lavorato sulla base del testo di Aquilecchia, correggendolo e migliorandolo dove necessario. Noi però non abbiamo trovato alcuna correzione". Quella che potrebbe essere solo una querelle tra filologi, in realtà per Belles Lettres ha anche un peso editoriale non secondario: "Se Mondadori fosse riuscito a pubblicare il volume come a cura di Aquilecchia, la nostra edizione critica, che è più cara e in più volumi, sarebbe scomparsa dal mercato". Tuttavia, se Segonds ha deciso di denunciare pubblicamente questo episodio, "non è per fare la guerra alla Mondadori", ma per far conoscere agli studiosi i rischi che corrono: "Fare l'edizione critica di un testo è un lavoro lungo e faticoso, occorrono abnegazione e coraggio. Non è concepibile che poi chiunque possa utilizzare impunemente i risultati del lavoro altrui".
"A noi sarebbe piaciuto
affiancare a quello di Michele Ciliberto il nome di Giovanni Aquilecchia: sono i due
massimi studiosi di Giordano Bruno e la nostra edizione ne avrebbe guadagnato. Purtoppo
non è stato possibile proprio per l'indisponibilità di Aquilecchia". Alle accuse da
Parigi replica Renata Colorni, responsabile dei Meridiani Mondadori. Ha seguito
personalmente la cura dei Dialoghi filosofici italiani di Giordano Bruno. Ne conosce la
storia e le traversie che non sembra si limitino a una diatriba tra filologi, ma sollevano
il velo su beghe baronali molto frequenti nella nostra accademia. Gelosie e rivalità che
diventano sempre più cruente quando coincidono con celebrazioni e anniversari.
A Segrate non sentono di doversi rimproverare nulla. La disciplina del diritto d'autore
esclude che si possa tutelare il testo di un autore del passato criticamente ricostruito
da un filologo. Non si può parlare, dicono alla Mondadori, di pirateria né penale né
morale né, tantomeno, culturale. Molte volte un'edizione critica, fondata sul confronto
fra varie versioni della stessa opera, a stampa o manoscritte, viene poi riprodotta in
successive edizioni. "Noi abbiamo chiesto ad Aquilecchia di poter indicare sulla
copertina che il testo era quello da lui stabilito", racconta Colorni.
"Aquilecchia ci ha risposto che avrebbe voluto rivedere il volume prima della stampa.
Ma per noi i tempi si sarebbero allungati troppo". Da Parigi vi accusano di aver
contattato Aquilecchia solo a dicembre, due mesi prima dell'uscita in libreria
"È vero. Si è accumulato del ritardo. Noi ci eravamo rivolti in giugno alla Utet,
che è l'editore originario dei Dialoghi, successivamente ceduti alle Belles
Lettres
" E poi cosa è successo? "Abbiamo deciso di pubblicare Bruno.
Avevamo il diritto di farlo". E Aquilecchia? "Ha reagito con una telefonata
furibonda, seguita da un fax di Segonds, il direttore delle Belles Lettres, pieno di
improperi".
Al riparo dal diluvio si mette anche Ciliberto,
curatore del Meridiano: "Nella nota al testo", dice da Firenze, "ho scritto
con chiarezza che l'edizione adottata era quella stabilita da Aquilecchia per le Belles
Lettres: non capisco questa polemica pretestuosa". Lei viene accusato anche di non
aver apportato alcuna correzione, a differenza di quanto scrive nella nota. "È
falso", replica Ciliberto, "per Gli eroici furori, uno dei Dialoghi, siamo
intervenuti in maniera consistente".
Fin qui Ciliberto. Che Bruno sia al centro di un
contenzioso più profondo della semplice vicenda editoriale non sono in pochi a pensarlo.
In occasione del quarto centenario della morte del filosofo nolano è stato istituito un
comitato per le celebrazioni con la dotazione di un miliardo. Niente di esorbitante, ma
quanto basta per stuzzicare appetiti. Il comitato è presieduto da Ciliberto e in esso
siedono molte personalità (Eugenio Garin, Tullio Gregory, Adriano Prosperi, Cesare
Vasoli, Paolo Rossi, Nicola Badaloni, Gerardo Marotta e altri ancora). Ma qualcuno è
rimasto escluso. Nuccio Ordine, ad esempio, uno dei responsabili delle edizioni di Bruno
presso Belles Lettres. Aquilecchia originariamente faceva parte del comitato, poi ne è
uscito.
Ciliberto ha parole di grande stima per Aquilecchia,
al quale ha dedicato un saggio e che considera un maestro. "Ma non riesco a capire
perché questi attacchi. In fondo noi avevamo un obbligo: mettere a disposizione il
miglior testo possibile di Giordano Bruno. E il testo migliore era quello di Aquilecchia.
Perché un editore italiano non avrebbe dovuto impegnarcisi? Ben vengano le edizioni in
Francia. Ma ho l'impressione che a Parigi siano colti da un eccesso di nazionalismo
culturale, quasi si ritenessero depositari del compito di diffondere il filosofo nolano.
Il nostro comitato ha promosso l'edizione integrale presso Adelphi delle opere magiche di
Bruno e ha organizzato per giugno una mostra alla biblioteca Casanatense di Roma. Queste
polemiche le posso capire solo se tengo presente che il Meridiano ha già tirato due
edizioni e venduto cinquemila copie, tagliando le gambe alle Belles Lettres. Un successo
imprevedibile: in una classifica di best seller ha addirittura scavalcato Montanelli e
Biagi".
CORRIERE DELLA SERA
L'estensore del testo critico, Aquilecchia, protesta contro Ciliberto, che ha curato l'edizione Meridiani Mondadori. E ora arriva un appello di diciannove studiosi, dall'Italia alla Gran Bretagna
|
CORRIERE DELLA SERA
domenica 14 maggio 2000
Ciliberto replica a Aquilecchia
Nelle dichiarazioni rilasciate ad Enzo Marzo nell'articolo pubblicato dal Corriere della Sera di ieri, Giovanni Aquilecchia manifesta dolore e sdegno per due motivi: perché nel Meridiano Mondadori da poco uscito (Giordano Bruno, Dialoghi filosofici italiani) sarebbe stata subdolamente utilizzata la sua edizione senza dirlo in modo palese; perché la sua edizione sarebbe stata, oltre tutto, peggiorata. Vorrei chiarire che non c'è alcun motivo né per dolersi né per sdegnarsi, se si guarda alla forma e alla sostanza delle cose.
Questa è la sostanza delle cose, né mi pare che aiutino a chiarirla "lettere di solidarietà" firmate, in qualche caso, da persone che non hanno alcun rapporto con gli studi bruniani; né comprendo, sul piano della discussione scientifica, il significato di interventi di questo tipo, che vogliono solo creare inutili scandalismi. In ogni caso, come ho detto a Enzo Marzo, sono pronto a discorrere pubblicamente con Aquilecchia, dove e quando voglia, sia del suo lavoro che di questo Meridiano.
"Perché contesto il Meridiano
su Giordano Bruno"
Giovanni Aquilecchia
replica a Michele Ciliberto
sull'ultima edizione critica dei testi del filosofo di Nola
Il "Meridiano" dedicato a Giordano Bruno
nato tra furbate e sciatterie
Segonds ricorda che
nella "Nota sui testi" del Meridiano, Ciliberto scrive: "Per il presente
volume abbiamo scelto come testo di riferimento l'edizione dei dialoghi italiani curata da
Giovanni Aquilecchia (G. Bruno, Oeuvres complètes, Paris, Les Belles Lettres,
1993-1999). Tutti i testi sono stati riscontrati in modo sistematico con le prime stampe,
ed emendati da refusi e imperfezioni che, in alcuni casi, ne compromettevano il
senso". Il lettore ne deduce inequivocabilmente, che il testo di Aquilecchia è
servito soltanto da base di partenza, per arrivare a un testo migliore. Mentre in realtà
le cose stanno assai diversamente.
Segonds anticipa infatti su Belfagor le linee
di un ampio studio di Giovanni Aquilecchia, destinato al Giornale storico della
Letteratura italiana, nel quale si mettono a confronto l'edizione delle Belles Lettres
e quella della Mondadori, con risultati "non certo scientificamente confortanti per
Ciliberto: i testi bruniani del Meridiano, infatti, risultano infarciti di circa 130
interventi erronei o inopportuni, a fronte di una trentina di correzioni di banali refusi.
Nel Meridiano insomma, viene riprodotta l'edizione Belles Lettres in una versione
peggiorata!".
Segonds si addentra anche nei retroscena
dell'operazione, dei quali basterà qui ricordarne uno fondamentale. Il 20 dicembre 1999,
a poca distanza dall'uscita dei dialoghi in edizione francese, Aquilecchia riceve una
lettera della Mondadori, nella quale si annuncia che è in corso di stampa un Meridiano
dedicato a Bruno e contenente i testi dell'edizione critica da lui curata, e nella quale
lettera altresì si offrono "quattro copie in omaggio del volume in cambio del suo
assenso". Più che un assenso formale in realtà, superfluo agli effetti giuridici,
si chiede verosimilmente un avallo personale. Messo di fronte al fatto compiuto e vistosi
negare "per ragioni di tempo" dalla Mondadori la possibilità di controllare
l'edizione, Aquilecchia può soltanto rifiutare il suo avallo e la sua firma. Se si
considera che il Meridiano è stato distribuito nelle librerie in febbraio, è fin troppo
facile capire che l'operazione mondadoriana è stata condotta "durante le vacanze di
Natale, in pochi giorni e con le biblioteche chiuse". Un'edizione che richiederebbe
il massimo rigore, in sostanza, è stata trattata con la fretta di un periodico di
attualità.
Al di là dell'episodio, resta aperto il problema giuridico generale. Come ha osservato Michele Feo sul numero di aprile del Ponte, a proposito delle edizioni petrarchesche, "sostenere che il testo critico sia proprietà di tutti", quando si tratta di autori vissuti secoli fa e perciò fuori diritti, "è un errore della ragione il quale ha riflessi perversi sul diritto di proprietà letteraria. (...) La verità è che il testo critico appartiene al filologo almeno quanto appartiene all'autore, se non forse più". Anche per avere il filologo dedicato anni della sua vita alla cura di quel testo.
il manifesto
giovedì 29 giugno 2000Le fiamme accesero un mito
di A
LBERTO BURGIODopo tante celebrazioni, quel che rimane latitante è l'uso politico "alto" dell'opera di Giordano Bruno. Una polemica arroventata si è accesa, invece, sulla edizione Mondadori dei "Dialoghi", frettolosa e colma di errori
Non sarebbe stato male se, nell'anniversario del rogo di Campo dei Fiori, qualcuno si fosse ricordato di quel micidiale corsivo di Togliatti rivolto a monsignor Olgiati dalle colonne di "Rinascita" cinquant'anni fa. Giordano Bruno vi era definito, con vibrante passione, "padre" del popolo italiano, simbolo di libertà e di intransigente coerenza anche per quanti nulla conoscono del suo pensiero. Erano altri tempi, ovviamente. Non solo per il diverso atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche, oggi finalmente disposte a un primo timido ripensamento critico del proprio passato. Ma anche, soprattutto, per la sopravvenuta indifferenza della cultura "laica" di questo paese, in tutt'altre faccende affaccendata. Quelle pagine restano comunque un insegnamento, fulminanti nella loro concisione, irriverenti, maramalde, giocose come il tema stesso richiedeva. "Monsignore egregio, veramente Ella ha fatto troppo onore alla rivista ch'io dirigo e alla mia persona modesta". Quindi giù colpi di fioretto e di sciabola, che, a ripensare al povero Olgiati, accade persino di provare un moto di solidarietà. Altri tempi davvero.
Quest'anniversario non sta passando invano, sia ben chiaro. Sono stati organizzati
convegni, spettacoli, concerti e una importante mostra documentaria; hanno visto la luce o
saranno presto pubblicati testi critici e biografie ed edizioni bruniane di notevole
rilevanza. Ma è un fatto che proprio l'uso politico dell'opera e della figura di
Bruno è sin qui mancato, quell'uso politico alto che, almeno in questo caso specifico,
coincide con la messa a valore di una eredità e con il suo non archeologico
riconoscimento. In compenso non sono mancate dispute e polemiche, delle quali in verità
non si avvertiva il bisogno. In particolare il dibattito si è acceso, raggiungendo toni
arroventati, intorno al "Meridiano" che raccoglie e commenta, a cura di Michele
Ciliberto, i Dialoghi filosofici italiani: della polemica si occupa nel'articolo
qui accanto Gian Carlo Ferretti.
Se poi al silenzio delle passioni e degli interessi
dovesse fare séguito una pausa di riflessione "a mente calma e sensi riposati",
tanto di guadagnato.
Ciliberto è stato accusato di essersi indebitamente
appropriato del testo critico stabilito da un altro illustre brunista, Giovanni
Aquilecchia. La tesi a sostegno dell'accusa è, all'apparenza, lineare e potente.
Aquilecchia non ha dato l'assenso alla pubblicazione del testo; la Mondadori ha proceduto
nonostante il rifiuto: legittima dunque l'ira, sembra di poter concludere, e legittima
anche l'imputazione, se non nei toni (si è parlato di "pirateria legale", di
"mal dissimulate scorciatoie", persino di "filologia da fast food),
certo nella sostanza. Se la disputa si è fermata al terreno della polemica giornalistica
senza varcare la soglia delle corti di giustizia, non per questo - verrebbe da pensare -
la colpa è meno grave: chi considererebbe con simpatia l'autore di un plagio, colui che
si impossessa con disinvoltura - così si è detto - del frutto di un "lavoro di
ricerca semisecolare"?
Un veto violato, questa dunque la colpa. Ma un veto
da chi posto? E perché? E poi: un veto possibile? Un veto consueto? Lasciamo andare il
fatto - che pur conta - che il curatore di una edizione divulgativa (in questo caso
Ciliberto) non può essere tenuto responsabile delle relazioni che il suo editore (qui la
Mondadori) intrattiene con altri in tema di diritti d'autore. Compito suo è scegliere il
testo filologicamente più attendibile; dire da che mani proviene (e Ciliberto questo fa,
dichiarando di avere "scelto come testo di riferimento l'edizione dei dialoghi
italiani curata da Giovanni Aquilecchia" presso le Belles Lettres); quindi offrirlo
al pubblico aggiungendovi quanto ritiene utile - introduzione, commento, indici,
bibliografia - a una sua più agevole lettura. E tuttavia - si dirà (si è detto) -
Ciliberto sapeva della non disponibilità di un altro studioso a concedere il testo:
perché non ne ha tenuto conto?
Qui sta evidentemente il nodo, e l'unico punto d'interesse della disputa, di per sé alquanto malinconica. Non so se chi, nell'ultimo quarto di secolo, ha pubblicato in toto o in antologia i Quaderni di Gramsci, abbia ogni volta bussato alla porta di Gerratana, a impetrarne il consenso. Ma, almeno per quanto riguarda la mia esperienza diretta, che quando capitò a me di curare un'edizione commentata di Beccaria (Dei delitti e delle pene), la mia preoccupazione fu d'indicare la fonte critica del testo (l'edizione Francioni, nella fattispecie), non certo di aprire una contrattazione. La quale avrebbe avuto d'altronde un ben curioso aspetto, giacché avrebbe conferito al filologo una paternità (e proprietà) del testo che, se le parole hanno un senso, riguarda solo chi il testo ha concepito e scritto, non quanti vi hanno successivamente lavorato al fine di restituirlo alla forma originaria. E del resto, vorrà pur dir qualcosa che una polemica come questa divampata intorno al "Meridiano" di Bruno non abbia precedenti. Delle due l'una: o in passato vigeva un diverso grado di liberalità, del cui desolante eclissarsi l'odierna polemica è segno; o ci si è sin qui sempre regolati in altro modo, ritenendo che ufficio delle edizioni critiche sia proprio offrire una base testuale certa al lavoro di diffusione dei testi e della cultura.
Ma basta così. Altro che padri e martiri ed eroi del nuovo! I tempi ci regalano un'aggressione di inconsulta violenza (si è gridato allo scandalo, si è parlato di immoralità e di truffa) perché si sono pubblicati testi bruniani in una edizione di enorme tiratura che l'eretico frate non avrebbe mai immaginato (pare si siano vendute già settemila copie dei Dialoghi, e chissà che non sia proprio questa una chiave della lite). Meglio tornare a Togliatti e al buon Olgiati, che per lo meno si urtavano per nobili ragioni. "La parte avanzata del popolo, non vi è dubbio, ha fatto suo Giordano Bruno, anche senza nulla sapere del suo pensiero, ma solo conoscendo il martirio che voi gli avete inflitto", scriveva implacabile il primo. Inducendo forse, nel secondo, un dubbio sulla opportunità di fiamme che spensero una vita per accendere un mito di inesausta potenza.
La
pubblicazione del Meridiano Mondadori dedicato a Giordano Bruno ha dato vita a una accesa
discussione, che ha coinvolto non solo il curatore, ma anche la legittimità di
un'operazione editoriale sicuramente ambiziosa. Alle accuse rivolte a Michele Ciliberto,
il curatore a più volte risposto. Dopo l'articolo di Giancarlo Ferretti - pubblicato su il
manifesto del 29 giugno - in cui l'autore annunciava la ripresa della polemica sulle
pagine della rivista Belfagor, abbiamo chiesto a Michele Ciliberto di rispondere.
Giancarlo Ferretti nel suo articolo dice che secondo
Giovanni Aquilecchia e Alain Segonds - curatore, il primo dei dialoghi di Giordano Bruno,
direttore della casa editrice Les Belles Lettres che ha pubblicato in Francia le opere di
Bruno, il secondo - il tuo Meridiano è fatto in modo "scorretto" e
"ambiguo". Cosa rispondi a questa critica?
Che è priva di qualunque fondamento. Noi abbiamo
lavorato in questo modo: non avendo alcuna intenzione di presentare una nuova edizione
critica dei dialoghi italiani di Bruno, abbiamo assunto come testo di riferimento quello
edito da Aquilecchia, facendo le correzioni che ci sono parse opportune. In altre parole
ci siamo regolati come si fa sempre in casi come questi: lo ha fatto anche Segonds
pubblicando in traduzione francese il processo di Bruno, a cura di Luigi Firpo (e di Diego
Quaglioni, anche se Segonds si "dimentica" di citarlo). In modo particolare
siamo intervenuti nel caso degli Eroici Furori. E per un motivo preciso, che voglio
dire. Si tratta di un volume pieno di mende e imperfezioni, il peggiore fra i volumi
bruniani pubblicati dalle Belles Lettres.
Perché un giudizio così netto?
Come ho mostrato in un articolo che uscirà nel
numero in corso di stampa della Rivista di storia della filosofia, ci sono almeno
tre cose da rilevare criticamente: anzitutto, in alcuni luoghi importanti, non c'è
rapporto fra la nota filologica di Aquilecchia e il testo che egli stabilisce; non c'è
poi relazione costante tra testo critico curato da Aquilecchia e traduzione francese, che
infatti non riprende innovazioni critiche significative del nuovo testo pubblicato a
fronte; infine ci sono proposte testuali non convincenti che noi abbiamo corretto.
I tuoi critici affermano che avresti lavorato in
fretta. Cosa hai da dire in proposito?
Io e miei allievi lavoriamo da anni al testo e al
commento dei Furori. Ne abbiamo pubblicato due edizioni: la prima nel 1995, presso
Laterza (a cura di S. Bassi) e la seconda nel 1999 presso Rizzoli-Bur (a cura di N.
Tirinnanzi). Tutto si può dire in questo campo di studi, fuorché che abbiamo
improvvisato. Personalmente lavoro a Bruno dal 1968, e su Bruno, oltre a un Lessico, ho
pubblicato quattro monografie.
Non è vero, allora, che avete lavorato a Natale con
le biblioteche chiuse?
Veramente a Natale ho festeggiato; normalmente
lavoriamo nei giorni feriali. Piuttosto avrei da dire un'altra cosa.
Cosa?
A proposito degli effetti della fretta di cui si
parla: nelle prime copie dei Furori pubblicati dalle Belles Lettres, il nome di
Aquilecchia era addirittura sparito. E' stato aggiunto con una "pecetta" in un
secondo momento. Essendo bibliofilo, posseggo copie di entrambi gli esemplari: quello col
nome di Aquilecchia, e quello senza. Forse in questo caso erano chiuse le tipografie, non
le biblioteche.
Ma qual è il senso di questa polemica così
violenta?
Credo confluiscano più ragioni. Anzitutto, c'è un
conflitto tra editori: il Meridiano ha tirato in tre mesi tre edizioni, con un successo
assolutamente imprevedibile anche da parte dell'editore. Comunque sui conflitti e sui
rapporti fra editori io non intendo intervenire in alcun modo: non sono di mia competenza,
anche se su questo punto si continua, a sproposito, a confondere le acque. Mi chiedo poi
se non ci sia una pretesa di "imperialismo culturale" da parte dei francesi, i
quali si adontano se altri pubblicano con successo testi bruniani. Non bisogna poi
dimenticare che questo è l'anno del quarto centenario della morte di Giordano Bruno, con
tutto quello che questo può significare. Poi c'è il gusto per lo scandalo, tutto nostro.
Credevo si limitasse ai giornali, vedo che ora coinvolge anche una rivista come Belfagor,
che pur ha avuto un suo ruolo nella cultura italiana. Sic transit gloria mundi.
Con questi tre interventi si
conclude su "il manifesto" la "querelle" attorno al Meridiano della
Mondadori sulle opere di Giordano Bruno. Sono i testi di Alian Segonds, delle edizioni
Belles Lettres, di Giovanni Aquilecchia, curatore della pubblicazione delle opere di
Giordano Bruno per la stessa casa editrice, e di Michele Ciliberto, curatore del Meridiano
in discussione. In precedenza su "il manifesto" sono apparsi articoli di Gian
Carlo Ferretti e Alberto Burgio il 29 giungo, seguiti da una intervista a Michele
Ciliberto il 30 giugno.
Michele
Ciliberto, privo di argomenti solidi e seri, continua a creare confusione senza rispondere
chiaramente alle accuse che gli vengono mosse a proposito dell'incriminato Meridiano della
Mondadori sui dialoghi italiani di Giordano Bruno, da lui stesso "curato". Messo
con le spalle al muro, dalle schiaccianti argomentazioni di Alain Segonds, ammette
tardivamente su la Repubblica del 4 maggio di aver riprodotto la mia edizione
critica dei dialoghi italiani di Bruno - pubblicata a Parigi da Les Belles Lettres nella
collana delle Opere complete, diretta da Yves Hersant e Nuccio Ordine - per offrire
ai lettori "il miglior testo possibile". A distanza di qualche settimana,
invece, nell'intervista rilasciata venerdì scorso a questo giornale (29 giugno) in
risposta alle chiare e inconfutabili accuse di Gian Carlo Ferretti, Ciliberto si pente e
mi attacca, avanzando irrilevanti osservazioni sulla mia edizione, con particolare
riguardo al testo de Gli eroici furori.
Questa evidente contraddizione, frutto dell'imbarazzo
di chi vuole nascondersi dietro un dito, esemplifica con chiarezza il comportamento
scientificamente non corretto di Ciliberto. Anche nel "suo" Meridiano, infatti,
la "Nota sui testi" si fonda su affermazioni ambigue: qui Ciliberto dichiara di
aver utilizzato la mia edizione Belles Lettres "come testo di riferimento",
annunciando subito dopo di aver operato correzioni. "Correzioni" di cui però
non fornisce la lista, venendo meno a una delle regole che la serietà scientifica impone
a qualsiasi studioso che intervenga sul testo di un altro. E per creare ulteriori
confusioni, nella sezione bibliografica del Meridiano dedicata alle edizione dei dialoghi
italiani di Bruno (p. 1461), vengono citate le edizioni ottocentesche di Wagner e Lagarde,
quella di Gentile, ma nessuna menzione è fatta della mia edizione critica Belles Lettres,
che il "curatore" ammette di aver utilizzato.
Sugli interventi "filologici" di Ciliberto
ho detto tutto quello che c'era da dire in un saggio di imminente pubblicazione sul Giornale
storico della letteratura italiana, dove ho comparato i testi Belles Lettres con i
testi del Meridiano, punto per punto, virgola per virgola. Ho rilevato circa centotrenta
errori (a fronte di una trentina di correzioni di banali refusi), di cui la metà si
ritrovano nel testo de Gli eroici furori, che Ciliberto sbandiera come prova della
sua perizia filologica. Se fino al 14 dicembre 1999 (come dichiara la direttrice
editoriale della Mondadori, Renata Colorni) i dialoghi italiani di Bruno in corso di
stampa erano quelli da me stabiliti per Belles Lettres, avevamo ipotizzato che Ciliberto
avesse cominciato a infarcire di errori la mia edizione a partire dal 20 dicembre, data
del mio rifiuto ad apporre la firma su testi che non mi erano stati mostrati. Ma dalle
dichiarazioni rilasciate a Il manifesto, apprendiamo che Ciliberto non ama lavorare
durante le vacanze di Natale. Le presunte "correzioni", quindi, non sono state
effettuate in poche settimane, come avevamo presupposto, ma solo nei pochi giorni feriali
disponibili tra il 20 dicembre e i primi di gennaio, visto che il Meridiano è stato
distribuito in febbraio. Prova ulteriore, caro Ciliberto, che la tua filologia fa davvero
miracoli!
GIOVANNI AQUILECCHIA
Spero sia chiaro una volta per tutte: noi non abbiamo
contestato a Michele Ciliberto l'utilizzazione dei testi critici di Belles Lettres. La
tutela del diritto d'autore sulle edizioni critiche è una questione di vitale importanza
per il destino della filologia che richiederebbe un dibattito a parte. Abbiamo contestato,
invece, le modalità sul piano scientifico e deontologico con cui Ciliberto ha proceduto
all'"assorbimento" dell'edizione francese, senza alcun rispetto per il lavoro di
Giovanni Aquilecchia.
Anziché rispondere a queste obiezioni, Ciliberto devia il dibattito su questioni estranee
ai fatti di cui stiamo parlando. Tira in ballo finanziamenti di un comitato, liti tra
baroni (e chi sarebbero i baroni, al di là di Ciliberto stesso?), "l'imperialismo
culturale" dei francesi (cosa c'entrano i nazionalismi con una querelle
scientifica?), la gelosia per il successo commerciale del "suo" Meridiano edito
dalla Mondadori (come se la buona filologia potesse essere pesata con la bilancia del
mercato). E, per far credere che le sue siano pratiche correnti, arriva perfino ad
accusarmi di essermi comportato come lui nel tradurre in francese il processo di Bruno a
cura di Firpo: cosa c'entra questa traduzione (per cui Belles Lettres ha pagato i diritti
e dove a Firpo viene riconosciuto il suo legittimo lavoro) con l'operazione di
mascheramento dei testi di Aquilecchia compiuta nel Meridiano?
Gli argomenti utilizzati da Ciliberto rivelano su che
basi si fondino la sua scienza e la sua perizia filologica. Così come l'attacco a Belfagor
testimonia il fastidio per chi ha ancora il coraggio di fare battaglie etiche e civili,
rompendo il muro dell'omertà accademica. Di fronte a questi eventi, piuttosto che
preoccuparsi del destino di Belfagor, sarebbe più opportuno preoccuparsi del
destino dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento che da qualche anno, dopo il
magistero di Garin e di Vasoli, è passato nelle mani di Ciliberto, protagonista di
siffatte imprese. Sic transit gloria "instituti"!
A Alain Segonds obietto: 1) Sul fatto di aver usato,
nel Meridiano, quello di Aquilecchia come "testo di riferimento" Segonds
continua a menar scandalo, stravolgendo "riferimento" in
"assorbimento" e parlando, addirittura, di una mia mancanza di rispetto per il
lavoro di Giovanni Aquilecchia. Quanto al mio procedimento, è lo stesso che, senza
sollevare obiezioni, ha seguito, ad esempio, Marco Santagata nel suo Meridiano
petrarchesco riferendosi al testo di Contini. Quanto al mio rispetto per Aquilecchia, nel
'96 gli ho dedicato la mia Introduzione a Bruno.
2) Quando mi sono riferito al testo di Firpo, e al
fatto che Segonds non cita Quaglioni, alludevo al lavoro di Quaglioni come curatore del
volume L. Firpo, Il Processo di Giordano Bruno. In termini assai critici di questo
parla ora J.L. Fournel in una nota di imminente pubblicazione anche in Italia. Quanto al
metodo di Segonds, constato che egli interviene nel testo stabilito da Firpo, cambiando la
punteggiatura ed eliminando una integrazione dell'editore (p. 381): come ho fatto io in
rapporto al testo dei Furori.
3) Considerando gli "argomenti" di Segonds
mi persuado sempre di più che alla base dell'atteggiamento violento delle Belles Lettres
ci sia l'eccezionale successo del Meridiano e che questa polemica così infuocata sia
l'unico modo che esse hanno per far parlare ancora della loro edizione nel nostro paese.
Ad Aquilecchia obietto e spiego:
1) Se ho usato quello di Aquilecchia come "testo
di riferimento", è perché lo ritenevo e lo ritengo oggi il migliore; ma ciò non
implica che esso sia privo di mende e imperfezioni (come dimostro nell'articolo in corso
di stampa sulla Rivista di storia della filosofia). A proposito delle scadenze
dicembrine su cui Aquilecchia insiste, egli continua a confondere tempi dell'editore
(Mondadori) e tempi del curatore, fino all'assurdo. Aquilecchia sa benissimo che nei punti
dei Furori in cui mi sono discostato dal suo testo, ho tratto le conclusioni di un
lavoro decennale mio e dei mie allievi - lavoro di cui egli stesso si è giovato nella
edizione delle Belles Lettres.
2) Non ho fornito la lista degli interventi perché
quella del Meridiano è una edizione divulgativa, destinata ad un largo pubblico. Ho
citato l'edizione di Aquilecchia sia nel luogo più solenne, nella nota sui testi,
sia nella sezione dedicata alle traduzioni: se l'avessi citata nuovamente anche fra le
edizioni, avrei menzionato lo stesso testo tre volte nel medesimo volume.
3) Leggerò l'intervento di Aquilecchia da tempo
annunciato, anche se non apprezzo la filologia del "pallottoliere". Sono curioso
di vedere quali siano i cinquanta errori individuati nei primi cinque dialoghi, dal
momento che, per quanto riguarda questi testi, sono intervenuto in un solo luogo del De
infinito. Cinquanta errori, con un solo intervento specifico! Ma è un
"miracolo-miracolo", avrebbe detto il grande Troisi.
Peccato - lo dico sia come italiano sia come studioso
del Nolano - che il quarto centenario della morte di Bruno continui ad essere macchiato da
una polemica così incomprensibile e così volgare. Sia Bruno che il Meridiano meritano di
meglio.
CORRIERE DELLA SERA
martedì 8 agosto 2000
La rivista «Belfagor» pubblica un intervento del direttore de Les Belles Lettres. Che rilancia le accuse di Aquilecchia contro il Meridiano
«Non è una guerra tra editori»: lo afferma Alain Segonds, direttore generale della casa editrice parigina Les Belles Lettres, sullultimo numero di Belfagor. Daccordo, non sarà stata solo una guerra tra editori, però un pochino lo è stata, non è vero? Questo non significa che non si tratti di una «guerra giusta». Sto parlando della querelle divampata alcuni mesi fa, dopo la pubblicazione dei Dialoghi filosofici italiani di Giordano Bruno nella collana mondadoriana «I Meridiani», a cura di Michele Ciliberto. Il Corriere se nè occupato a più riprese.CORRIERE DELLA SERA
giovedì 10 agosto 2000
Ma leditoria di massa non può ignorare la filologia
di ALAIN SEGONDSInterviene leditore francese del testo critico di Giordano
Bruno.
Per difendere un metodo
Lintervento di Giovanni Mariotti sul Corriere di martedì in cui si riprende con garbo qualche tema della mia lettera a Belfagor sul discusso Meridiano Giordano Bruno «a cura
» di Michele Ciliberto mi suggerisce alcune riflessioni. Dal suo resoconto, si evince con chiarezza che noi non contestiamo a Ciliberto il fatto di aver utilizzato ledizione critica stabilita da Giovanni Aquilecchia per la collana delle Oeuvres complètes pubblicata da Les Belles Lettres sotto la direzione di Yves Hersant e Nuccio Ordine , ma le modalità scientificamente ambigue con cui ciò è avvenuto. Nella nota al testo, Ciliberto dice di essere intervenuto sulledizione di «riferimento» (quella di Aquilecchia), senza però offrire la lista delle presunte correzioni. A questa mia obiezione, che si fonda sulle regole elementari della filologia, Ciliberto ha risposto, sul manifesto del 15 luglio, di non aver fornito la «lista degli interventi perché quella del Meridiano è unedizione divulgativa, destinata a un largo pubblico». E per rafforzare la sua difesa, ammetteva di aver adottato lo «stesso procedimento [ ] che ha seguito Marco Santagata nel suo Meridiano petrarchesco nel riferirsi al testo di Contini». Su queste basi, la polemica potrebbe essere ricondotta allopposizione, che anche Mariotti mette in rilievo, tra edizioni erudite ed editoria popolare. Purtroppo le cose non stanno così. Mariotti ha ragione a sottolineare la specificità dei due livelli editoriali. Ma nel caso dei dialoghi bruniani, Ciliberto ha usato questo argomento solo come un alibi per giustificare l«assorbimento» dei testi di Aquilecchia nel «suo» Meridiano. La prova conclusiva è data proprio dal Meridiano petrarchesco citato da Ciliberto: qui Santagata, oltre a segnalare con chiarezza lutilizzazione del testo critico di Contini, fornisce una lista dettagliata delle sue modifiche. Due Meridiani, due stili di intervento opposti. Quello di Santagata, nel pieno rispetto del lavoro di Contini. Quello di Ciliberto, senza riguardo per il cinquantennale lavoro di Aquilecchia. Qui non è in gioco lopposizione tra editoria accademica ed editoria popolare (i Meridiani ospitano anche testi di rigore ineccepibile curati da Segre o da Branca). Anche l«editoria di massa» (ammesso che i Meridiani possano farne parte) prevede il rispetto della filologia (non ci si improvvisa editori di testi) e della deontologia (non si usano formule ambigue che non riconoscono chiaramente il lavoro altrui). Ecco perché, per distinguere lincauto «novizio» dal filologo, si è talvolta costretti ad indicare i curatori, con e senza virgolette.CORRIERE DELLA SERA
domenica 13 agosto
2000
Leggete Giordano Bruno. E lasciate perdere la filologia
di MICHELE CILIBERTOIl curatore del Meridiano e la direttrice della collana replicano alleditore francese del testo critico: lobiettivo del volume era quello di far conoscere ai lettori comuni il pensiero di un filosofo poco noto
Ho letto con interesse lintervento che ha fatto Giovanni Mariotti (Corriere 8 agosto) ponendo giustamente, a proposito del Meridiano di Giordano Bruno, il problema del rapporto tra «editoria di massa» ed «editoria accademica». Non è detto va precisato che l«editoria di massa» sia sempre di livello più basso e che l«editoria accademica» sia sempre di livello più alto. La differenza tra una «edizione di massa» e una «edizione accademica» non riguarda la qualità scientifica del lavoro, ma i differenti «strumenti» che si decide di usare: ciò che infatti è indispensabile in un«editoria accademica», non è necessario in un«editoria di massa», e viceversa. È una distinzione assai utile per capire caratteri e finalità del Meridiano dedicato a Bruno. Nel nostro caso ci è parso necessario corredare il volume di un commento di cinquecento pagine, di una ricca cronologia della vita e delle opere; di una nota bibliografica; di un indice-lessico di quasi cento pagine; di unamplissima introduzione che fa il punto attuale sugli studi su Bruno, presentando unimmagine complessiva della sua filosofia. Sulla base di un lavoro più che trentennale, abbiamo, cioè ritenuto indispensabile corredare il volume di tutti gli strumenti scientifici necessari per consentire la più larga diffusione nel nostro Paese del pensiero di Bruno, in occasione di un evento eccezionale come il quarto centenario della sua morte sul rogo, in Campo dei Fiori. Proprio per questo non ci è, invece, parso opportuno pubblicare, in questa sede, una tavola degli interventi che abbiamo fatto (specialmente sul testo dei Furori). E ciò anche per un altro motivo: per gli obiettivi che ci siamo volutamente dati, noi non abbiamo avuto lambizione di presentare una nuova edizione dei dialoghi di Bruno, come ha inteso fare, per esempio, Santagata per Petrarca il quale ha perciò pubblicato una «tavola delle modifiche» da lui apportate al testo di Contini. Per quanto riguarda il testo di Bruno, non abbiamo dunque inteso «assorbire» o «oscurare» alcunché: al contrario, fin dal primo momento, nella mia responsabilità di curatore, mi sono preoccupato di segnalare alleditore lopportunità di utilizzare il testo critico di Aquilecchia che, nella nota sui testi, ho citato esplicitamente come «testo di riferimento», termine normalmente usato (anche nel Meridiano petrarchesco, ed è per questo, ovviamente, che su il manifesto lavevo citato), senza suscitare, fino ad ora, critiche di alcun genere. Ciò, naturalmente, non mi ha impedito di fare, nel caso specifico dei Furori, quegli interventi necessari, per vari ordini di motivi. Mi sia consentito però chiudere con unosservazione di ordine generale: dopo mesi di insulti e di insolenze di ogni genere, lunico addebito che mi si continua ad imputare è lassenza della «lista delle modifiche». Se si fosse discusso del merito del Meridiano del contributo filosofico che esso fornisce alla conoscenza di Bruno e alla messa a fuoco di cosa oggi significhi leggere i suoi testi forse avremmo tutti impiegato assai meglio il nostro tempoCORRIERE DELLA SERA
martedì 15 agosto 2000
Elogio della filologia, contro i pedanti e gli incompetenti
di LUCIANO CANFORADa Giordano Bruno agli articoli di giornale: non è vero che risalire alle fonti sia uno svago per iniziati
Un titolo del Corriere del 13 agosto («Leggete Giordano Bruno. E lasciate perdere la filologia») mi induce a riflettere su un luogo comune: la «filologia» come pedanteria, come lussuoso svago per iniziati (è lanalogo dellaltro pregiudizio, secondo cui la «filosofia» sarebbe a sua volta la palestra per le superflue astruserie di alcuni «diversi»).Rinascita
giovedì 1 settembre 2000
Giordano Bruno e il giallo delledizione critica
di UGO DOTTI
In un mondo dove tutto, anche la
scuola, è divenuto mercato, non cè da stupirsi che studiosi e professori
universitari non avvertano lelementare regola morale di riconoscere che ciò che è
di un altro non è proprio. Alludo al caso del testo critico delle opere di Giordano Bruno
stabilito da Giovanni Aquilecchia per le benemerite Belles Lettres e poi riproposto
da Michele Ciliberto nella sua recentissima edizione nei «Meridiani» di Mondadori senza
una chiara e rispettosa ammissione di ciò, appunto, che ad altri era dovuto. Dai giornali
la querelle è ora passata sulle riviste specializzate e nellultimo numero di
Belfagor (31 luglio 2000) è sceso in campo lo stesso Alain Segonds, noto studioso
oltre che direttore generale de Les Belles Lettres (Aquilecchia interverrà quindi
sul Giornale storico della letteratura italiana e Ciliberto sulla Rivista di
storia della filosofia). Ma non di questo intendo qui parlare.
Dopo lo scritto di Segonds, Giovanni Mariotti, sul Corriere
della sera, ha cercato di bilanciare i pro e i contra dei due contendenti e ha
tentato, salomonicamente, di emettere una sentenza equilibrata: da un lato avresti un
editore «accademico» (Les Belles Lettres) che fa della qualità il proprio fiore
allocchiello; dallaltro, comegli si esprime, "un grande editore
popolare quale la Mondadori» che ha obiettivi e logiche diverse, vale a dire, se ben
intendo, vendere e incassare. Tantè che, come ha affermato Ciliberto, il suo Giordano
Bruno avrebbe «tagliato le gambe» allavversario avendo già tirato due
edizioni e venduto cinquemila copie.
Questo registro del dare e dellavere connesso
col furto (giuridicamente legittimo) delledizione critica di unopera così
difficile e problematica come quella di Giordano Bruno, lascia davvero sconcertati. Esso
infatti solleva, come dicevamo allinizio e come ha icasticamente precisato Alain
Segonds nel suo intervento su Belfagor, una sola questione; e tale questione è
essenzialmente di natura morale. Chi ha speso gran parte della propria attività di
studioso per restaurare un testo significativo della cultura del passato; o anche soltanto
chi abbia letto, in proposito, Petrarca o Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla o Poliziano,
conosce bene il piacere disinteressato che proviene da questo esercizio, insieme, di
filologia e di disciplina morale. Ma lasciamo pure perdere siffatte considerazioni. Non
possiamo però trascurare almeno due circostanze: che di siffatti studiosi si va sempre
più perdendo la razza (e certo tutte le riforme scolastiche e universitarie che si sono
succedute e si succedono non fanno che aggravare il fenomeno) e, in secondo luogo, che di
editori disposti a favorire il merito e la qualità se ne trovano sempre meno. Ora, a
quanto pare, Les Belles Lettres debbono pure subire lo sbeffeggio delle cinquemila
copie vendute dalleditore «popolare» italiano. Tra la vanagloria e la gloria
sentenziava Agostino cè questa differenza: la prima poggia
sulleffimero giudizio degli uomini; la seconda sul profondo consenso della
coscienza.