conoscenza del latino da parte del suo conterraneo, decide di riferire lui stesso nella lingua dei dotti l’importanza delle teorie sul compasso.
La pubblicazione dei due dialoghi scatena […] una furibonda reazione del matematico, timoroso di un’appropriazione da parte di Bruno delle sue idee e, soprattutto, offeso per esser stato considerato un geniale meccanico incapace però di capire l’importanza delle sue scoperte […]. Lo scontro si inasprisce a tal punto che […] il Mordente acquista quasi tutti i volumi in circolazione per darli alle fiamme […].
La vicenda potrebbe essere considerata secondaria. Ma a rifletterci bene assume invece una straordinaria importanza, se si pensa all’impatto che questi testi e questa polemica avrebbero potuto avere su Guidobaldo Del Monte, fratello del protettore di Caravaggio, e sullo stesso Galileo. Guidobaldo, infatti, si era già precocemente occupato delle scoperte del Mordente, di cui dà conto in una lettera indirizzata a Giacomo Contarini […].
Gli agganci del bibliofilo Pinelli con la Francia e gli interessi matematico-cosmologici di Guidobaldo potrebbero anche spiegare la consistente presenza di volumi del Nolano nella biblioteca di Urbino, tanto da farne la più importante collezione italiana fino a oltre la metà del Settecento. Dato straordinario sul piano
piano della statistica, se si pensa agli scarni risultati emersi dall’utilissimo censimento delle stampe bruniane effettuato dalla Sturlese. Si tratta, infatti, di ben undici opere presenti negli scaffali del palazzo ducale […]. Attraverso Pinelli, insomma, sia Guidobaldo che il cardinale Francesco Maria avrebbero potuto avere quelle informazioni necessarie su Bruno e su alcune delle sue opere. Alla luce di questi intrecci intellettuali non è difficile immaginare la presenza del Caravaggio in una delle riunioni romane a casa del suo protettore mentre si discute della nolana filosofia.
Ma c’è di più. Un’altra figura centrale di “mediatore” potrebbe essere individuata in Gualdo. Allievo del Benavides e raffinato erudito, anche lui è strettamente legato al Pinelli, tanto da scrivere una documentata biografia dell’amico. Spetta a Cozzi nel 1961 l’importante scoperta di una lettera del cardinale Ottavio Paravicino indirizzata a monsignor Gualdo, in cui si fa riferimento a Caravaggio e a un suo quadro sospeso «tra il devoto et profano» […]. Ma, indipendentemente dal significato del documento e dalle considerazioni che se ne potrebbero trarre sulla poetica di Caravaggio, la missiva testimonia un rapporto personale tra il pittore e il Gualdo […].
Senza trascurare le relazioni che Del Monte poteva intrattenere a Roma con Bellarmino e con
[…] Rileggendo con maggiore attenzione la biografia del cardinale Del Monte, protettore di Caravaggio, pubblicata dal Wazbinski, ho individuato tre elementi nuovi molto importanti: l’amicizia tra l’illustre prelato, Gian Vincenzo Pinelli e Paolo Gualdo; l’interesse di Guidobaldo Del Monte per il compasso e per i lavori di Fabrizio Mordente; e, infine, il rapporto diretto tra il pittore e lo stesso Gualdo.
Una figura centrale in questo complicato intreccio di relazioni è rappresentata, senza dubbio, dal giurista padovano Marco Mantova Benavides, celebre collezionista, diventato famoso per i suoi interessi nei molteplici domini dell’arte, della filosofia e della letteratura […]. Proprio alla sua scuola […] si ritrovano Del Monte, Pinelli e Gualdo. Si tratta di un’amicizia che, come vedremo, continuerà a durare nel tempo e che costituisce un canale di prima mano per un possibile contatto tra la filosofia di Bruno e Caravaggio.
Si deve a Frances Yates, negli anni cinquanta, la scoperta nella corrispondenza tra Iacopo Corbinelli e Pinelli di alcuni importanti riferimenti al secondo soggiorno parigino di Bruno (1585 – 1586) […]. In diverse lettere assume un ruolo centrale la delicata questione del compasso di Mordente. […] Appena arrivato a Parigi […] il filosofo si entusiasma per le scoperte del matematico e, per ovviare alla non conoscenza
con Du Perron, la pista di Pinelli mi sembra quella più ricca e più concreta per ipotizzare un possibile incontro tra il cardinale e il pensiero di Bruno […].
Sono sempre più convinto che qualsiasi ipotesi di un possibile rapporto tra Caravaggio e Bruno non possa avere nessuna consistenza se, in primo luogo, non si risponde alla questione principale: come avrebbe potuto il pittore venire a contatto con la nolana filosofia? […].
Queste paginette, naturalmente, non hanno nessuna pretesa di offrire una soluzione definitiva. Hanno solo il modesto merito di porre la questione come conditio sine qua non e di indicare la pista Pinelli-fratelli Del Monte-Gualdo-Della Rovere come quella, attualmente, più concreta e meritevole di ulteriori verifiche e approfondimenti.